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AL MARE COL BUMBUM-TUCATUCA-SEUCIPEGU

Il mare. I suoi riflessi. Il rumore delle sue onde. Il sapore del suo sale. Il canto delle cicale nella macchia mediterranea. Il sole, la sabbia, il cielo azzurro. E quel senso di primordiale, selvaggio, immenso che ti viene da quella particolare natura. Parlo ovviamente del mare così come lo puoi vivere in una qualsiasi spiaggia, possibilmente lontana da una città. Non certo del mare riminese, ch’è tutt’altra cosa.

Bene, io ho avuto, quest’anno, la fortuna di immergermi in un contesto di quel genere, in una baia pugliese. Ed è lì che si è materializzata la mia strana avventura, che vi voglio raccontare.

Passeggio, di mattina, lungo la secca, a qualche metro dalla riva. E mi arriva improvvisamente agli orecchi il grido di un pazzo del vicino villaggio turistico che lancia la “sigla”, come se una giornata al mare fosse un programma televisivo o uno spettacolo di varietà. Subito parte questa “sigla” che glorifica una sedicente “officina delle idee” che “è con te, solo con te”. Non so se rallegrarmene. Certo è che, subito dopo, la spiaggia della baia si trasforma.

Ecco gruppi di donne variamente abbronzate, e di qualche uomo, disseminarsi sulla battigia per lo strano rito del “risveglio” (siamo intorno alle dieci!). Dalla mia postazione è tutto un bel vedere di culi roteanti, di braccia che si allargano e si stirano, di gambe e corpi che si piegano, a seconda delle possibilità degli individui. Il sottofondo è new age, con brani di world music che scimmiottano il gregoriano e poi passano alla nenia indù, per poi dissolversi in un flautino andino o in atmosfere vagamente celtiche.

Lascio i culi roteanti e proseguo. Ecco un altro gruppo alle prese con esercizi simili. Più avanti, il gruppo successivo è impressionante: sembra di assistere a uno strano rito religioso, con gente assorta in mezzo al mare in una sorta di meditazione psico-fisica. Nemmeno a messa ho visto un tale raccoglimento. Anche qui una musica sognante, che dovrebbe fare tanto spirituale.

Il tutto dura mezz’ora. Poi, a risveglio completato, comincia la fase del bumbum-tucatuca-seucipegu, che andrà avanti per tutto il dì, finchè l’ultimo bagnante sarà sulla spiaggia. Inizia l’animazione, con animatori dei vari villaggi che si contendono i malcapitati bagnanti e rincoglioniscono letteralmente tutti quelli che gli stanno intorno. Non c’è scampo: il bumbum-tucatuca-seucipegu distrugge il silenzio, la poesia, i rumori della natura.

La musica è quella dal ritmo continuo, insistente delle discoteche. Quella che questa gente ascolta in quei locali dove si balla, si beve, si suda, si pomicia, ci si sballa tutto l’anno. E’ la stessa musica che le signore tengono in sottofondo quando vanno in palestra a curarsi il fisico, o quando fanno aqua-gym nella piscina pubblica. O che si sparano in cuffia quando si fanno quelle interminabili passeggiate per smaltire il grasso e reggere alla fatidica prova costume.

E tu le vedi, queste casalinghe o queste single in carriera, o queste rispettabili madri di famiglia, mentre sculettano e saltellano e mimano anche gesti che di solito si fanno in camera da letto, magari senza nemmeno rendersene conto (“spingi spingi, tira tira”). E’ tutto un saltellare e divertirsi con le stesse musiche, gli stessi gesti, le stesse “sigle” lungo tutto il litorale italiano.

Il bumbum-tucatuca-seucipegu intanto impazza in sottofondo. Anche quando cominciano gli immancabili giochi. Ho visto uomini e donne in fila, lungo la battigia, in fervente attesa dell’inizio del grande gioco proposto dall’animatore. E cosa si è inventato questo genio dell’officina delle idee? Quale magia ha estratto dal suo cilindro delle meraviglie? Il piripicchio, piripacchio, piripocchio. Roba da grest dell’oratorio, con tutto il rispetto per gli oratori!

L’ultima scena è allucinante. Ci sono tre animatrici sulla battigia che, accompagnate dal solito sottofondo musicale, ballano ostinatamente verso il mare, nell’indifferenza degli astanti. In mezzo al mare, lungo la secca, c’è solo un anziano a ripetere i loro gesti. La profezia di Huxley si è avverata: invecchieremo giocando a tennis, ballando, facendo sesso, felici così!

Qualcuno dirà: embè, che c’è di male? Se non ti va bene vattene da un’altra parte! Il problema è: esisterà un’altra parte libera da tutto questo? Il secondo problema, di carattere invece filosofico: è giusto che un mucchio di sconsiderati, coi loro bumbum-tucatuca-seucipegu a tutto volume debbano monopolizzare un’intera baia? E’ questo il modo corretto di godere della natura? E’ questo il modo ideale, o almeno sano, di vivere una vacanza?

Torno al mare dopo cena. C’è una luna mozzafiato, che proietta un ponte d’oro sulla distesa calma delle acque. E’ la realtà, la semplice realtà, che è più bella di un film Ma non c’è niente da fare: in lontananza, per fortuna un po’ attenuato, arriva ancora il solito bumbum-tucatuca-seucipegu. Ballano ancora! Sono più lontani, in qualche piazzetta spettacolo dove si svolge, come ogni sera, il rito della festicciola del camping: protagonisti i soliti animatori e i soliti bagnanti e i bambini dell’immancabile baby-dance.

A questi sventurati non passa nemmeno per la testa che il silenzio della luna sul mare è uno spettacolo cento milioni di volte migliore. Eppure ce l’hanno lì, gratuito e a portata di mano! Allo sventurato bagnante, come me, non testa però che rassegnarsi: sebbene attenuato, sebbene messo in sottofondo, il bumbum-tucatuca-seucipegu sarà l’inevitabile commento musicale con cui fare i conti anche davanti alla luna. La selvaggia voce del mare dovrà anch’essa adeguarsi.

Non c’è scampo: l’officina delle idee è con te, sempre con te!.

Gianluca Zappa

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2 Responses to “AL MARE COL BUMBUM-TUCATUCA-SEUCIPEGU”

  1. Paolo
    agosto 20, 2012 at 10:48 am #

    Oggi è il primo giorno dopo la fine delle ferie al mare. Ho letto il tuo divertente articolo e ti consiglio la spiaggia di Giulianova (Abruzzo) con soggiorno in qualche agriturismo. In spiaggia il bumbum-tucatuca-seucipegu è solo al mattino: avrai guadagnato il 50%. Inoltre a meno di un’ora d’auto dalla spiaggia sei a 2400 metri sull’altopiano di Campo Imperatore che è 100% bumbum-tucatuca-seucipegu free.

    Rispetto al “panem et circenses” di un tempo forse siamo peggiorati: ora solo circenses. In questo ti dò ragione.

    Ma non credo valga la pena di scaldarsi (!) tanto. La propria libertà è sempre una conquista individuale e faticosa e non possiamo aspettarcela dal mercato.

  2. lacittadella
    agosto 21, 2012 at 11:48 am #

    Scaldarsi tanto… di questi tempi è anche normale. La libertà la puoi esercitare quando non sei coartato. Puoi essere libero di creare una canzone col bumbum-tucatuca-seucipegu nelle orecchie? Comunque, guarda, anche dove stavo io, piano piano, il bumbum è stazto molto ridimensionato. Mi sembra un segnale incoraggiante. La gente comincia a ribellarsi.

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