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CANI E CRISTIANI

L’altro giorno a Roma si sono svolti due cortei. Da una parte quello delle mogli di quanti si sono suicidati per la disperazione causata dalla crisi economica. Dall’altra quello di un gruppo di animalisti che protestavano perché in Ucraina il governo locale sta eliminando i cani randagi.

Ora, ognuno ha il diritto di manifestare per quello che vuole e di dare cuore e forze alle cause che più lo convincono. Ma certo, la contemporaneità dei due eventi (peraltro divulgati quasi con la stessa enfasi dai mass media) fa davvero pensare. C’è gente in Italia che trova il tempo, in questa fase drammatica, per preoccuparsi dei cani randagi. Intanto i cristiani muoiono, sono disperati, si uccidono, addirittura. Cani e cristiani… su chi vale la pena di concentrare l’attenzione e gli sforzi?

Sembra che la crisi economica stia aggravando quella sociale. La sensazione è che stiano aumentando i gravi fatti di cronaca relativi a rapine, aggressioni, violenze. La gente ha paura di stare in casa, non si sente più sicura, ha il terrore di essere attaccata nel luogo che dovrebbe essere sicuro ed inviolabile. Le case, per usare un’espressione ungarettiana, sono tornate ad essere “tane incerte”. C’è una vera e propria emergenza di ordine pubblico, aggravata dalla malavita straniera. Ma il problema dei cani randagi ucraini sembra di vitale importanza.

Un tempo, vi confesso, seguivo Striscia la notizia con una certa fedeltà. Oggi non la sopporto più, per quella sorta di animalismo invadente che la caratterizza. Non riesco proprio a capire questa estrema cura degli animali, questa centralità loro riservata, quest’attenzione tutta particolare per le bestie, che si sposa molto bene con il borghese disinteresse per i drammi degli uomini. Per cui si può fare una bella manifestazione di piazza per i randagi ucraini, mentre i bambini abortiti a milioni nel mondo non sono degni di alcuna menzione. Siamo tornati pagani, siamo tornati pre-cristiani.

Una società come la nostra, basata su certi presupposti, non può non andare alla deriva. La crisi economica che ci ha investito è una crisi dell’uomo, della sua cultura, dei suoi ideali, della sua morale, della sua fede. L’Occidente ricco e consumistico sta pagando il suo profondo disprezzo per l’uomo, il suo tremendo egoismo. E’ l’Occidente ricco ed egoistico che non fa più figli, che non dà spazio alla vita umana. E che si gingilla con la vita animale. Tra i cani e i cristiani, vanno più di moda i primi. Se qualcuno li tocca, è un criminale. I secondi, invece, possono essere eliminati senza tanti piagnistei. Possono venire uccisi, uccidersi a loro volta, disperarsi fino alla perdizione.

Un amico mi ha passato una frase di Kierkegaard: “La nave ha perso la rotta. Ormai siamo nelle mani del cuoco. Ci siamo rassegnati a sentire ciò che il capitano della nave ci dice, non la rotta, ma cosa mangeremo domani”. E magari saremo tutti vegetariani.

Gianluca Zappa

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2 Responses to “CANI E CRISTIANI”

  1. Paolo
    maggio 7, 2012 at 8:08 am #

    Una ventina d’anni fa portavo la mia prima bambina, di 3 anni, a passeggio sul seggiolino della bicicletta. Fuori città incappammo in un bel gregge, completo di pastore, cane pastore, asinello. Fermai la bici e presi a indicare alla figlia: “Guarda, Giulia, le pecore, l’asinello, …”. Dietro di me una voce di donna mi fece eco: “Guarda, Andrea, le pecore, l’asinello, …”. Mi voltai e vidi una signora che parlava al cagnolino sul cestino della bici.
    Tutto questo animalismo è il segno di una crisi di autocoscienza, una sorta di delusione su noi stessi, di complesso di inferiorità – se non di colpa – che ci ha invaso da quando s’è concluso che non si poteva fare la rivoluzione. Tutta questa gente che si occupa di bestie evidentemente ritiene, in tutta coscienza, di non doversi occupare di “cristiani”. Le guerre, le lotte, le liti, le delusioni hanno portato a questo. E` un po’ come se dicessero: salviamo la natura, dato che l’umanità è inemendabile.
    Penso che ogni rimprovero sia inutile se non controproducente.
    In questa avvilente situazione il compito di noi cristiani è quello di litigare il meno possibile e di testimoniare che non si vive per una impossibile rivoluzione (il Regno di Dio è di Dio, non nostro) ma per realizzare, ciascuno in se stesso, la propria figliolanza divina.

  2. lacittadella
    maggio 9, 2012 at 5:59 am #

    Siamo d’accordo. Ma il mio non è un rimprovero. E’ solo una triste constatazione. Qualcuno deve pur parlare.

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