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CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ IN CINA? RESPONSABILITA’ OCCIDENTALI…

La notizia è di questi giorni: una risoluzione del Parlamento europeo condanna finalmente la Cina per la pratica ivi vigente degli aborti forzati. Come è noto, in quel paese, solerti funzionari della pianificazione familiare ricorrono ai metodi più spregiudicati e brutali pur di ottenere il “risultato” del decremento demografico nelle province di loro competenza, non esitando a costringere all’aborto, anche in gravidanza avanzata, quelle donne che tentassero di sottrarsi alle rigide direttive della “politica del figlio unico”.

Non so quali ricadute concrete possa avere una risoluzione del Parlamento europeo di condanna del gigante cinese, però questo atto viene a confermare un copione un pò da film holliwoodiano cui siamo tutto sommato ancora affezionati: noi siamo i buoni (quelli che proclamano i diritti e condannano le violenze) e loro i cattivi (quelli che si comportano in modo brutale o incivile).

Dunque, va bene così? Non tanto…

Facciamo un passo indietro. Il 3 giugno 2012 veniva diffuso il rapporto dal quale risultava che la signora Feng Janmei era stata trascinata in un veicolo da funzionari della pianificazione familiare e picchiata mentre il marito era lontano da casa per motivi di lavoro. Non avendo potuto pagare quella famiglia l’esorbitante multa comminata per il “crimine” di aver concepito il secondo figlio, era scattato per Feng l’obbligo punitivo di aborto. L’aborto coercitivo ha infatti un evidente carattere punitivo e di esemplarità (per così dire): non a caso i resti del bambino morto sono stati posti dai funzionari sul letto della povera mamma in grave stato di chock. Una circostanza raccapricciante, ma soprattutto un messaggio eloquente.

Ma questa vicenda è tutt’altro che un fatto isolato. In Cina sono documentati oltre 13 milioni di aborti l’anno e numerosissimi casi di abbandono di bambini “nati illegalmente”, inoltre la Lagolai Research Foundation denuncia da tempo sul proprio sito (www.laogai.it) un gran numero di storie agghiaccianti al riguardo. Su questa oscura pagina di storia contemporanea esiste infine un libro documentato e appassionato (disponibile dal 2009 anche in lingua italiana nel catalogo della milanese Guerrini&Associati) scritto dal noto dissidente cinese Harry Wu, dal titolo “Strage di innocenti: la politica del figlio unico in Cina”.

Pertanto Reggie Littlejohn, presidente della Women’s Rights Without Frontiers (Diritti delle Donne Senza Frontiere) decideva di prender finalmente di petto il problema e senza troppi giri di parole o distinguo affermava testualmente: “Nessun governo può tollerare un atto del genere. I responsabili devono essere perseguiti per crimini contro l’umanità”, chiedendo alla comunità internazionale di condannare i presupposti stessi di quanto accade “La WRWF invita il governo degli Stati Uniti e i leader del mondo intero a condannare fortemente l’aborto forzato e tutta la pianificazione familiare della Cina”.
Non si tratta più della solita e fumosa condanna di qualche eccesso, ma della messa in discussione dell’intera politica di controllo demografico attuata dalla Cina, una politica (si badi bene) per la quale il gigante asiatico ha ottenuto consistenti incoraggiamenti, finanziamenti e, in anni non lontani, significativi riconoscimenti da parte della comunità internazionale! Ad esempio, nel 1983, era conferito al ministro cinese per la pianificazione familiare Qian Xinzhong un importante riconoscimento da parte dell’ONU con la motivazione di “aver dato il più evidente contributo alla consapevolezza dei problemi demografici”.

Pertanto, la richiesta di Littlejohn di rubricare tutta la faccenda sotto il titolo di “crimini contro l’umanità” risulta imbarazzante anche per noi Occidentali. Si pensi che la ONG che più di tutte ha contribuito a sostenere la politica cinese di controllo demografico è stata la UNFPA le cui maggiori sovvenzioni provengono dai governi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. E’ nelle casse di agenzie di questo tipo che andrebbero a finire i 500.000 euro richiesti dal sen. Ignazio Marino al ministro Andrea Riccardi per finanziare “programmi di salute sessuale e riproduttiva” nei paesi poveri per il 2013? Soldi da sottrarre alle famiglie italiane, che già affrontano una fase storica durissima, per contribuire magari alla distruzione delle famiglie dei paesi poveri e al tramonto di ogni residuo senso di umanità. Ma i contribuenti europei sanno in quali programmi possono andare a finire i soldi delle loro tasse?

Forse le cose cambieranno, ma la sostanza del problema è che, se di “crimini contro l’umanità” si tratta, a questi crimini noi abbiamo fin qui lautamente contribuito (la “politica del figlio unico” procede indisturbata dal lontano 1979) e questo dovrebbe almeno ricordarci che quando la Germania nazista organizzava il sistema dei campi di concentramento, il mondo “libero” e stimate agenzie internazionali sminuivano o fingevano di non sapere. Solo che, in questo caso, noi abbiamo lautamente contribuito ed ancora oggi lautamente contribuiamo…

 Stefano

 

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