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FIRMIAMO PER ASIA BIBI!

E’ in corso una campagna internazionale per chiedere al Presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, la grazia per Asia Bibi, la giovane donna cristiana del Punjab, madre di cinque figli, condannata a morte per blasfemia a seguito del rifiuto di convertirsi alla religione islamica.

Asia Bibi, operaia agricola al servizio del ricco possidente terriero mussulmano Muhammad Idrees, era stata arrestata il 19 Giugno del 2009 a seguito di un incidente apparentemente banale. Avvicinatasi per bere ad un pozzo di proprietà del padrone, avrebbe sfiorato un recipiente per l’acqua. Da qui l’accusa da parte di altre operaie di aver “infettato” l’acqua (un cristiano è considerato “impuro” e si pretende che non “insozzi” l’acqua destinata ai seguaci dell’Islam) e la richiesta pressante di conversione alla “vera fede”. Si arrivava infine, a seguito del rifiuto della giovane a convertirsi, alla pretestuosa accusa di aver insultato il profeta Maometto e la religione islamica.

Secondo fonti dell’organizzazione The Voice of the Marthirs (VOM), la ragazza, alla domanda sul perché i Cristiani si ostinassero a credere in qualcuno morto in modo infamante tanti anni fa, avrebbe risposto con le seguenti parole: “Il nostro Cristo ha sacrificato la sua vita sulla croce per i nostri peccati… Il nostro Cristo è vivo”. A quel punto la folla di esagitati, fattasi nel frattempo più varia e numerosa, tentava il linciaggio della poveretta finchè alcuni uomini non la trascinavano via. Rinchiusa in una stanzetta veniva picchiata e stuprata. Successivamente, dagli altoparlanti della vicina Moschea, si dava l’annuncio che Asia Bibi sarebbe stata esposta al pubblico ludibrio per le strade del villaggio di Ittanwalai, cosparsa di pece nera e legata ad un somaro.

La famiglia di Asia, una delle tre di fede cristiana in un villaggio che conta oltre mille famiglie di fede mussulmana, sollecitava l’intervento della polizia a protezione della sfortunata. I familiari si raccomandavano con i poliziotti perché non fosse inserito nel rapporto alcun riferimento alla falsa accusa di blasfemia rivolta alla ragazza (in questo caso, infatti, la legge pakistana prevede la condanna a morte del reo), ma i poliziotti rispondevano di dover inserire tale accusa a causa delle pressioni in tal senso pervenute da notabili della comunità mussulmana. Iniziava così il calvario giudiziario della ragazza.

Dopo un lungo processo, l’8 Novembre del 2010, Asia Bibi veniva condannata alla pena capitale da eseguirsi per impiccagione. Il giudice Naveed Iqbal condannava inoltre l’imputata a pagare una pesante ammenda di valore corrispondente a quello di oltre mille dollari americani. I familiari facevano appello all’Alta Corte di Lahore. Se la sentenza fosse eseguita Asia risulterebbe la prima donna impiccata in Pakistan a seguito della promulgazione della famigerata legge contro la blasfemia, la cosiddetta “legge nera” che ha già mietuto numerose vittime tra gli appartenenti alle comunità non mussulmane del paese (Cristiani ed Indu).

Il 4 Gennaio del 2011, Salmaan Taseer, governatore della provincia del Punjab era assassinato dagli stessi uomini della sua scorta. In seguito Shahbaz Taseer, figlio di Salmaan, veniva rapito allo scopo di ottenere la liberazione dell’agente responsabile della morte del padre. Nonostante la fede mussulmana, Salmaan Taseer aveva accettato di incontrare Asia Bibi in prigione e, convintosi della sua innocenza, si era espresso a favore della grazia.  Una colpa imperdonabile… Il 2 Marzo del 2011 era invece assassinato Shahbaz Bhatti, Ministro per le minoranze religiose del Pakistan, l’unico esponente non-mussulmano nella numerosa compagine governativa. Anche lui, di fede cattolica, si era speso in favore della concessione della grazia.

Al momento Asia è in prigione nel carcere di Lahore, segregata in una piccola cella di sicurezza di cui è possibile “toccare le due pareti solo allungando le braccia”. Da tre anni praticamente isolata dal mondo e separata dai suoi figli. Sono stati segnalati tentativi di stupro e di assassinio (con il veleno nel cibo) addirittura tra le stesse mura del carcere. Nel dicembre del 2011 una delegazione della Masihi Fundation (Mf), ONG che si occupa dell’assistenza legale e materiale di Asia Bibi, ha visitato la donna. Le condizioni igieniche sono state descritte come “terribili” e le sue condizioni di salute psico-fisiche come “critiche”. Ciò nonostante, Haroon Barkat Masih, direttore internazionale di Mf, ha riferito che Asia Bibi ha espresso parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori.

Alcune fonti hanno di recente suggerito che, Qari Salam (l’uomo che aveva accusato Asia Bibi di blasfemia) avrebbe dichiarato di essersi pentito e che la sua denuncia sarebbe stata condizionata dal pregiudizio alimentato dalla reazione esasperate di alcune donne del villaggio. L’uomo non ritiene tuttavia di ritrattare l’accusa in quanto minacciato dalle associazioni fondamentaliste islamiche. Pertanto, nel Marzo del 2012, alcuni intellettuali ed attivisti per i diritti umani hanno presentato, presso il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, un appello al governo pakistano per ottenere la liberazione della donna e la revisione della barbara legge anti-blasfemia.

Nel 2010 il sito missionario Asia News si faceva promotore di una raccolta di firme da inviare al presidente del Pakistan. Nel 2011 era promossa invece la petizione internazionale per la concessione della grazia ad Asia Bibi, che può invece essere firmata compilando un apposito form a questo indirizzo http://www.callformercy.com/. I promotori intendono raccogliere almeno 1 milione di firme da consegnarsi presso l’ambasciata pakistana negli Stati Uniti d’America. Solo nel Pakistan, più di 170.000 persone hanno sottoscritto la petizione. Numerose firme sono pervenute da Stati Uniti, Polonia, Germania, Federazione Russa, Ucraina. Troppo poche, purtroppo, quelle che arrivano dall’Italia… la vicenda non è forse sufficientemente chiara e nota?

Invitiamo pertanto tutti i lettori a firmare la suddetta petizione e a visitare il sito per conoscere e far conoscere maggiormente a conoscenti ed amici questa triste storia. E’ il minimo che possiamo fare per proteggere la vita di questa donna innocente e per trasmettere coraggio e speranza a lei e alla sua famiglia che da tre anni ne attende il ritorno a casa.

Firmate!!!

Stefano

 

PS

Da segnalare anche il brano “Free Asia Bibi” del gruppo techno-pop britannico Ooberfuse. Il video è su You Tube a questo indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=oe8_Pjaedes

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One Response to “FIRMIAMO PER ASIA BIBI!”

  1. redhero
    agosto 21, 2012 at 9:47 pm #

    Firmato petizione qui:

    http://www.gopetition.com/petitions/letter-for-minister-of-human-rights-of-pakistan-for-imm/sign.html

    Come tante altre sui diritti umani continuamente calpestati (palestina, tibet, cristiani, senza fede, poveri e diseredati per tutti i gusti).

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