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IL CONCORSO DI PROFUMO: UNA VIOLENZA. E TUTTI ZITTI.

Ci costerà almeno un milione di euro. La grande trovata del Ministro Profumo va in porto tra la connivenza di tutti, partiti e sindacati (questi ultimi hanno cercato di smarcarsi nelle ultime ore, ma la sensazione è che lo facciano d’ufficio, recitando una parte). Il concorsone per la scuola, salutato trionfalmente come opportuno e come dovuto dopo tanti anni di astinenza da concorsi, è in realtà un’iniziativa non solo costosa, ma anche profondamente ingiusta nei confronti dei precari (precarizzati dall’amministrazione dello Stato italiano, che ha preferito sfruttarli fino in fondo, assumerli e licenziarli ogni anno, cosa che solo il pubblico si può permettere, perchè invece in un rapporto privato le leggi lo vietano).

L’ingiustizia nei confronti dei precari è tutta nel quizzone di selezione: come ho già scritto in precedenza, questa gente che da anni e anni sale in cattedra e svolge professionalmente e con competenza il proprio lavoro (ci sono anche gli scarsi e gli incapaci, certo, ma questo è un dato fisiologico in qualunque professione), si vedrà umiliata, selezionata e scartata sulla base di 50 domandine cui rispondere in 50 minutini; 50 domandine di tipo logico-deduttivo, che in realtà altro non saranno che un modo come un altro per mettere in difficoltà i concorrenti in modo da “scremare” e che non daranno a nessuno alcuna garanzia che la prima fase sarà superata da gente capace di stare in cattedra, di formare ed educare dei giovani.

La verità è che il concorso di Profumo, così come è concepito, umilia la figura del docente. Sono un insegnante di ruolo, per fortuna, e mi sento davvero umiliato al posto di coloro che andranno a concorso. Si voleva regolarizzare la figura del precario? Benissimo: bastava prendere quelli che avevano più anni di esperienza didattica e sottoporli alla fase tre del concorso, quella che prevede l’estrazione di un tema su cui allestire una lezione. Ci voleva tanto? Quali garanzie in più si volevano? Ma si rende conto, il signor Profumo, di cosa vuol dire insegnare, oggi, in una scuola media? Ma si rende conto di che tipo di utenza c’è? A quale degrado sono arrivate le famiglie e i figli che mandano a scuola? Si rende conto di quali capacità hanno maturato i tanto denigrati precari in anni d’insegnamento? E’ un quizzone che dovrebbe magicamente darci il bravo insegnante? Per favore, non ci prendiamo in giro! Il re è nudo e quelli che hanno l’onestà di dirlo saranno ricordati. Gli altri no, politici compresi, anzi, primi tra tutti.

Dunque, la bella trovata di Profumo  è costosa, ingiusta, poco seria. Non si può giustificarla con la storia che i quiz ci allineano all’Europa. Chi se ne frega! Il nostro sistema scolastico, se ancora ha qualche buon risultato, è solo per una cultura, per una storia educativa tutta nostra. Se l’istruzione tiene, in Italia, è perché ci sono stati dei professori che l’hanno tenuta in piedi, non certo i governi, non certo la politica. Il quizzone dovrebbe essere utile per selezionare la classe dirigente, non i docenti. E’ la politica che deve cambiare, non gli insegnanti. Nel resto d’Europa hanno una politica scolastica che funziona. Noi abbiamo una scuola  storicamente prigioniera della politica e dei sindacati e oggi, più che mai, dei tecnocrati. Qui è la differenza principale.

Profumo ha detto che col suo concorso anche i docenti saranno sottoposti allo stesso test che devono fare gli altri dipendenti pubblici. E’ una giustificazione che poteva essere escogitata solo da un ignorante (nel senso di chi ignora come stanno le cose): un insegnante, un professore, non è equiparabile a nessun altro funzionario pubblico. Quindi non può e non deve essere selezionato nello stesso modo.

Ma non si tratta solo del ministro e della sua evidente incompetenza (vedere anche quanto ha dichiarato a proposito dell’ora di religione). La realtà è che c’è tutto un movimento che sta cercando di aggirare l’ostacolo delle ingombranti liste dei precari per fare largo ai “giovani” (potremmo chiamarlo movimento-Tfa). Questo “largo ai giovani” (cioè ai neo laureati e a quelli che lo saranno nei prossimi anni) lo si potrà fare solo a patto di eliminare letteralmente dalla faccia della scuola, appunto, i precari. Demonizzandoli, tra l’altro, come se fossero tutti dei minus habens entrati surrettiziamente nell’amministrazione scolastica. Presentandoli in blocco come degli incompetenti, quando in realtà non lo sono affatto.

Perché costoro dovrebbero diventare le vittime sacrificali? Perché dovrebbero lasciare il campo a giovanetti allevati nei costosi corsi messi in piedi per dare un po’ d’ossigeno alle Università? Dov’è la ratio di tutto ciò? Dove il valore aggiunto? Dove il guadagno per la nostra scuola?

Tutte domande che non hanno risposta. Dovremo assistere, inermi, sgomenti (e paganti) ad uno tra i peggiori spettacoli della politica degli ultimi anni. Non c’è bisogno di essere “er Batman”, per toccare il fondo!

Gianluca Zappa

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