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LA STRANA QUESTIONE DEI DIRITTI UMANI di Gianluca Zappa

C’è qualcosa, nella nostra società attuale, che davvero non quadra, che non torna. Qualcuno dirà: “Bella scoperta! Ci sono state sempre cose che non tornano, nelle società umane”. E’ vero. Ma penso proprio che noi siamo in grado di superare tutto quello che c’è stato prima, con tutte le sue contraddizioni. Le nostre contraddizioni sono davvero speciali, sono originalissime, sono qualcosa di mai sperimentato. A pensarci bene c’è stato qualcosa di simile nei regimi totalitari del secolo scorso, che hanno davvero aperto molte strade nuove, essendo stati in grado di far passare per verità delle vere e proprie menzogne. Quello che però è nostro, specifico, è che la mentalità totalitaria ce l’abbiamo ormai dentro e non ce ne rendiamo conto. Anzi, affermiamo di essere liberi e giusti anche quando non lo siamo. E abbiamo perfino la coscienza a posto.

Prendiamo la strana questione di certi diritti che vengono ormai imposti come “umani”. Il diritto all’aborto, per esempio, riconosciuto anche dall’ONU. “Diritto all’aborto”… non c’è qualcosa che non va in questo sintagma? Cos’è l’aborto? E’ la soppressione, l’eliminazione di un essere vivente (voglio tenermi sulle generali, perché so che c’è gente in giro che non è disponibile ad assegnare la dignità di uomo al cosiddetto feto). Siccome l’aborto di una donna c’imbarazza molto, per capire bene, potremmo anche parlare dell’aborto di una cagna.

Sì, immaginatevi una cagnolina di razza che rimanga incinta di un bastardino. Immaginatevi che il padrone della cagnolina, pur avendo visto in ecografia i feti di 4 o 5 cagnolini, decida di far abortire l’animale (non si possono mettere al mondo dei bastardi!). Si va dal veterinario (ammesso che se ne trovi uno pronto alla bisogna), si inietta una sostanza velenosa e via. Fatto. Ecco, mentre da pietosi amanti dei cani alla Brambilla inorridite al solo pensiero, vi state scontrando con l’atroce realtà dell’aborto. E sareste immediatamente pronti a stigmatizzare il crudele proprietario che lo imponesse alla propria cagna, battendovi per il diritto alla vita dei cagnolini.

E’ un sentimento umano, quello che provate, che vi fa prendere le difese del più debole. Perché, però, quando si tratta di un feto umano diventate problematici? Perché scansate il problema? Perché non vi pronunciate a spada tratta per la vita? Perché teorizzate il “diritto” di una donna di sopprimere l’essere che porta in grembo? Ma perché non pensate mai al diritto di quell’essere di venire al mondo? Perché ci devono essere degli strani diritti a senso unico?

Vogliamo fare un altro esempio? Prendiamo la questione che sta imbarazzando e dilaniando le primarie del PD. Prendiamo il vero scheletro nell’armadio della sinistra italiana, quello che influisce anche sull’elezione del futuro leader e sulle future alleanze politiche. Si tratta del “diritto” alla famiglia omosessuale. Al recente dibattito televisivo tra i guru della sinistra c’è stato un certo imbarazzo a parlarne. Ma sembra che oggi non si possa essere di sinistra se non si è per il diritto al matrimonio di una coppia di omosessuali e, magari, anche al diritto di adozione di un figlio.

Anche in questo caso si ripete ossessivamente la parola “diritto”. Ma anche stavolta si tratta di un diritto a senso unico. Non si tiene conto del diritto, per un ragazzino, di avere un padre e una madre, come da sempre (da quando l’uomo è apparso sulla faccia della terra) è accaduto. Bisogna per forza riconoscere come diritto qualcosa che è in realtà una vera e propria violenza nei confronti di un essere umano, un’imposizione.

Ma la domanda cruciale è: può esistere un mio diritto che escluda a priori quello di un altro sul quale io ho potere di vita e di morte? Basterebbe isolare questa domanda e cercare onestamente di rispondere. Basta questa domanda per far saltare in aria l’aborto e le pretese di una coppia di omosessuali.

Ma invece assistiamo alla violenza trasformata in diritto. E abbiamo pure la coscienza a posto. E siamo contenti, magari, che è stato rieletto Obama, perché è bello che un uomo di colore possa diventare la persona più potente della terra. E’ bello che un nero sia messo sul trono più alto. Obama è un uomo che ha lottato per sconfiggere i pregiudizi, che si è fatto largo nonostante il colore della pelle, che è il simbolo vivente della cultura antirazzista. Sta bene. Come simbolo è OK. Ma, nella pratica, Obama significa una politica prona alle lobby abortiste e alle pretese dei movimenti gay. Lui, che viene da una storia di sofferenza, di lotta, di emarginazione, proprio lui non è disposto a riconoscere il diritto di un essere umano concepito.

Sì, è veramente strana questa storia dei diritti umani!

 

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