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L’UOMO CANCELLATO

Poco tempo fa ha destato un certo scalpore, ed alimentato i soliti dibattiti (che per un po’ riempiono le pagine dei giornali e poi muoiono come sono iniziati, risucchiati in quelli alimentati da nuove notizie sensazionali), l’opinione di due studiosi, Francesca Minerva e Alberto Giubilini, espressa in un articolo su The Journal of Medical Ethics, su una possibile liceità etica dell’aborto postnatale, quando l’uccisione del “soggetto che ancora non esiste come persona produca dei benefici” (!).

Per fortuna, c’è stata una generale alzata di scudi davanti ad un’ipotesi degna della politica eugenetica della Germania nazista. Di fronte a una tale reazione, i due estensori della teoria si sono affrettati a rispondere che la loro era solo un’ipotesi del tutto astratta, una specie di “esercizio di logica”. Qualcuno, però, ha prontamente fatto notare che è proprio grazie a questo tipo di esercizi che si fanno strada quelle idee marce che generano realtà atroci. Per dire: Nietzsche non è il padre di Hitler, ma Hitler non poteva utilizzare un linguaggio diverso da quello niciano.

Facciamo subito una prima riflessione: il grande problema dell’uomo moderno è che ha perso completamente i punti di riferimento, quelli che contano, quelli che di fronte alla realtà ti fanno dire: questo è bene, questo è male; questo si può, questo non si può; questo è degno, questo non lo è; questo è, questo non è. Ma il fatto che desta più impressione, è che la trascendenza è stata del tutto espulsa dall’orizzonte, non costituisce nemmeno più un problema. Il fatto che l’uomo non sia appena un animale e che dunque la sua vita non si possa calcolare unicamente sulla base di un criterio di utilità, non viene proprio messo a tema.

La tradizione cristiana, sulla base della Rivelazione divina, ci ha fatto grandi, ha fatto grande la dignità dell’uomo, presentandolo come un’unione indivisibile di anima e corpo, spirito e materia, impronta divina e fango. La scienza, la tecnica, la filosofia, la psicologia contemporanee lo hanno ridotto invece ad un mucchio di materia manipolabile da chi ha il potere (fossero anche solo i genitori). L’uomo massa ha ingurgitato questo criterio, vivendo un ateismo pratico che dà per scontato quell’assunto. Le idee dei due ricercatori, per quanto impressionanti possano essere, sono più diffuse di quanto si pensi.

Ne volete una riprova? Una psicoterapeuta e neonatologa dell’Università di Siena è intervenuta nel dibattito sull’aborto postnatale condannandolo severamente. Il suo articolo (ne ha parlato domenica scorsa Pier Giorgio Liverani su Avvenire) è apparso in una rivista che solo dal nome dice il “brodo di cultura” nel quale certe posizioni si diffondono: Left. La condanna si basa, però, su affermazioni che sono anche peggiori di quelle di Minerva e Giubilini.

L’aborto postnatale non si può fare, dice la psicoterapeuta, perché la nascita “viene concepita dalla ricerca psichiatrica come una cesura della continuità tra stato fetale e neonatale”. Insomma, un essere nato non lo si può far fuori. E prima della nascita? Prima della nascita sì! “L’embrione è una realtà puramente biologica e il feto solo a partire dalla 24esima settimana acquisisce, per una maturazione cerebrale, una capacità di reagire”. Capito? Solo la nascita rende uomini, persone a tutti gli effetti. E perché? Questa è la spiegazione: La realtà psichica emerge dalla materia biologica per effetto della luce, che attraverso la retina attiva la sostanza cerebrale. Dall’incontro che così si realizza fra energia e materia scaturisce dalla vitalità il pensiero”. Siamo nel puro riduzionismo scientifico: l’essere umano (con tutta la sua complessità interiore, la sua spiritualità, la sua creatività, la sua libertà) è il mero prodotto dell’incontro tra energia e materia. Si diventa uomini quando la retina incontra la luce (!).

Ma se è così, allora, conseguentemente, bisognerebbe consentire l’aborto postnatale di un bimbo che venga al mondo cieco, in quanto questo soggetto non si sarebbe pienamente trasformato in un uomo!

Questa vicenda paradossale, questo dibattito paradossale, mette in luce il buio in cui si dimena una posizione dogmaticamente e ottusamente scientista. Riassumiamo: due studiosi “accademicamente” ipotizzano che per gli stessi motivi per cui si abortisce un bimbo prima della nascita (motivi connessi con un’utilità) si possano abortire dopo la nascita quelli “inutili”. Un’altra studiosa (che condivide la stessa cultura malata dei primi) risponde che l’unico aborto legittimo è quello del feto, in quanto non-persona. Il filo rosso che lega questi signori è che stanno sforzandosi di trovare una motivazione per far fuori un essere umano.

Problemi di scienziati, dirà qualcuno. Come se allo scienziato fosse lecito mettere la testa nel sacco. Come se uno scienziato non fosse un uomo come tutti gli altri. Come se lo scienziato fosse esentato dal porsi in un atteggiamento di riverente timore davanti al mistero dell’esistenza (posizione, del resto, caldamente consigliata da uno scienziato del calibro di Einstein).

Tolto il mistero, tolta la trascendenza, tolto Dio, dell’uomo non rimane più nulla. E, purtroppo, questa mentalità è già calata nel cervello pragmaticamente ateo di milioni di persone, anche sedicenti credenti e, addirittura, cristiane.

Gianluca Zappa

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One Response to “L’UOMO CANCELLATO”

  1. Stef
    marzo 27, 2012 at 5:42 pm #

    Non è solo riduzionismo scientifico: l’idea che la luce colpisca la retina e che con ciò faccia sorgere la coscienza è puerile.
    E’ più riduzionista che scientifica, nel senso che riduce l’enorme complessità della vita umana a quel tipo di semplificazione che, guarda caso, può tornar utile (utilitarismo) a giustificare l’assimilazione dell’essere umano a materiale fino a 6 mesi buoni dal concepimento.

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