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SE L’EUROPA TORNA ALL’EUGENETICA

La Corte Europea ha autorizzato (sentenza n. 54270 del 28/08/2012) una coppia di aspiranti genitori fertili, ma portatori sani di fibrosi cistica, ad accedere (pur essendo fertili) alla fecondazione artificiale per selezionare un embrione sano da impiantare in utero eliminando gli altri possibilmente malati. La sentenza è stata salutata da molti come una vittoria del progresso scientifico e della libertà, si tratta invece di una decisione dal significato diametralmente opposto.

Non è una vittoria della scienza dato che le procedure autorizzate non curano alcuna malattia. Le metodiche diagnostiche sono infatti utilizzate non per individuare i potenziali beneficiari di una terapia, ma per riconoscere gli individui umani da sopprimere così da poter sopprimere con essi il rischio della malattia. Non può neppure essere definita una vittoria della libertà individuale, dato che quest’ultima trova il suo limite naturale nell’altrui libertà e diritto alla vita. Piuttosto, la decisione di consentire la produzione di molteplici embrioni al solo fine di poter scartare quelli giudicati “difettosi” contraddice il principio della pari dignità di tutti gli esseri umani, principio per il quale nessuno dovrebbe essere discriminato nel proprio diritto all’esistenza a motivo del proprio stato di salute.

La sentenza della Corte rappresenta dunque una pericolosa legittimazione dell’ideologia eugenetica, per la quale è da impedire o scoraggiare la nascita o la sopravvivenza di individui reputati portatori di malattie, disabilità o “tare” e a tali condizioni patologiche essi stessi assimilati. I genitori desiderano la certezza di un figlio sano? Questa certezza non può essere garantita ad un prezzo simile: per questa strada c’è solo la certezza di molti figli morti (gli embrioni prodotti e poi scartati). In quanto al figlio preteso “sano” (l’embrione scelto per essere impiantato in utero), sarà comunque per lui una corsa ad ostacoli, dato che le probabilità di sopravvivenza, a seguito di concepimento in provetta e diagnosi pre-impianto, sono intrinsecamente molto basse (sopravvive solo uno ogni dieci) ed i rischi di patologie o malformazioni risultano significativamente più alti.

Noti scienziati plaudono a questa sentenza? Certo, ma come dimenticare che anche negli anni ’30 i migliori medici tedeschi incoraggiavano le famiglie a rinunciare a “figli tarati” e disfarsi di “familiari idioti” o non più auto-sufficienti? Vite “indegne di essere vissute”, cancellate non per il brutale intervento di militari o poliziotti, ma per il suadente incoraggiamento di scienziati e medici tra i più competenti. Nel linguaggio di quel tempo: “una morte pietosa dopo una diagnosi approfondita”. Tutto questo ci è stato ricordato pochi anni or sono dal bravissimo Marco Paolini nel suo impressionante testo “Ausmerzen”, di cui raccomando a tutti la lettura (è stato pubblicato quest’anno per Einaudi). Tenebroso viaggio nella banalità del male e nelle sue giustificazioni pseudo-scientifiche, con il pregio di portare alla luce il modello culturale che si nasconde dietro ad ogni ricorrente richiesta di esorcismo ai danni dei più deboli e malati.

A proposito, la Corte che ha accettato il ricorso dei due aspiranti genitori si chiama “Corte Europea per i Diritti Umani”. Se tutto questo vi pare umano…

Stefano

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